Antico Testamento Nuovo TestamentoProverbi
Caratteristiche principali Questo libro è una raccolta di proverbi e insegnamenti di genere molto vario. Il libro si può dividere in tre parti. La prima parte (capitoli 1-9) è come una lunga introduzione nella quale si spiega il valore e l'importanza della sapienza. Più volte la sapienza è personificata in una figura femminile e, nel poemetto che ci dà la chiave di lettura di tutta la raccolta (8, 12-31), è presentata come un modo di essere di Dio stesso. La seconda parte (capitoli 10-29) comprende lunghe serie di proverbi: i proverbi di Salomone (10, 1-22, 16 e 25, 1-29, 27) e quelli di altri sapienti (22, 17-24, 22 e 24, 23-34). In questa parte si trovano proverbi molto antichi, alcuni dei quali probabilmente hanno avuto origine nella vita di corte (ad esempio 16, 10-15); altri in vece sono molto simili a quelli di un antico sapiente egiziano di nome Amenemope (22, 17-23, 14). La terza parte (capitoli 30-31) è composta di quattro pezzi indipendenti, due dei quali sono il frutto dell'attività di sapienti non Israeliti (30, 1-14 e 31, 1-9). Parecchi passi del libro dei Proverbi assomigliano ad altri scritti di sapienti che erano molto diffusi nell'Antico Oriente. Il breve proverbio era un modo per trasmettere di generazione in generazione la saggezza acquistata con l'esperienza. Ma, nel nostro libro, non si tratta solo di sapienza umana, perché la conoscenza delle leggi della vita non è separata dalla fede in Dio. Infatti, nei proverbi di origine più antica, proprio il rispetto dell'autorità di Dio viene considerato il punto di partenza di ogni sapienza; in quelli più recenti la sapienza è vista come la strada che conduce a Dio. Il modo di esprimersi del libro dei Proverbi è quello tipico di chi vuole insegnare. Per facilitare la memoria e colpire la fantasia molti proverbi hanno un respiro poetico, una struttura semplice e ritmica. È caratteristico il parallelismo, cioè il procedimento per cui una stessa realtà viene descritta sotto due aspetti diversi o complementari. Sono usati i paragoni, le enumerazioni di fatti o situazioni che hanno tra loro corrispondenze misteriose (ad esempio 30, 15-16), i racconti di tipo autobiografico (ad esempio 24, 30-34), le preghiere (30, 7-9), gli insegnamenti di un maestro agli allievi paragònati a dei figli. Il modo di esprimersi corrisponde a precisi schemi di pensiero: il sapiente è opposto allo stolto, il giusto al disonesto, il ricco al povero. Queste contrapposizioni esprimono un'idea importante: bisogna scegliere tra quel che porta alla vita e quel che porta alla morte. Questa scelta - che in altri libri della Bibbia è proposta a tutto il popolo d'Israele nei grandi fatti della storia - qui viene applicata all'esistenza quotidiana di ciascuno. I consigli dati servono per costruire una vita che sia approvata da Dio. Infatti i sapienti vogliono insegnare che il giusto è sempre ricompensato e il disonesto è sempre punito. Questa teoria della retribuzione non è semplicistica: vuol dire che Dio non è estraneo alla riuscita o al fallimento della vita umana. Autore e ambiente storico Il prologo del libro (1, 1-7) attribuisce tutta la raccolta a Salomone, perché questo re era considerato il sapiente per eccellenza. Secondo alcuni studiosi molte parti di questo libro sono antichissime, altre potrebbero essere state composte in epoche più recenti. Nel nostro libro è, quindi, condensato il risultato di secoli di riflessione dei sapienti d'Israele che, a loro volta, hanno fatto tesoro degli insegnamenti di saggi non Israeliti dell'Antico Oriente. Schema - Elogio della Sapienza 1, 1-9, 18 - I proverbi di Salomone e altri sapienti 10, 1-29, 27 - Insegnamenti di Agur 30, 1-33 - Altri proverbi 31, 1-31 PROVERBI Capitolo 1 1Proverbi di Salomone, 2Questi proverbi fanno conoscere 8Ascolta, figlio mio, i consigli di tuo padre, 20Per le strade e sulle piazze Note Capitolo 1.
1,1 a Proverbi di Salomone: sulla sapienza di questo re vedi 1 Re 5,9-14.
1, 7 b Rispettare il Signore: vedi nota a cfr. 2, 5.
1, 20ss c La Sapienza, qui - e spesso altrove - è personificata (cfr. 8, 1-9, 6; vedi Siracide 24, 1-22).
1,21 d La porta della città era il luogo dove si trattavano gli affari pubblici e dove si riuniva il tribunale.
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