Home » Testo CEI 2008 » Libri Storici » Rut
Rut
I contenuti
Questo piccolo libro narra le vicende di Rut, una straniera che diventa figlia di Israele e prende posto nella genealogia del re Davide. Sebbene prenda il nome da Rut, a livello narrativo l'azione è portata avanti da Noemi, la suocera di Rut. Partita con la famiglia da Betlemme verso il paese di Moab, per sfuggire a una carestia, Noemi giunge al fondo della privazione con la morte del marito e dei due figli. Rimasta sola con le nuore, Orpa e Rut, decide di fare ritorno nella propria terra di origine; a lei si accompagna soltanto Rut, ferma nel proposito di non infrangere il legame che la unisce alla suocera e, attraverso di lei, al popolo di Israele e a YHWH. Il racconto, ambientato sullo sfondo del periodo dei giudici, entra nel vivo quando compare sulla scena Booz, un ricco proprietario terriero parente del defunto marito. È suo il campo nel quale Rut va a spigolare, per assicurarsi il sostentamento. Booz, attratto dalla generosità e dai sentimenti della donna, decide di sposarla, avvalendosi del diritto di riscatto previsto dalla legge del levirato. Dal loro matrimonio nasce un figlio, Obed, che la genealogia posta alla fine del libro annovera tra i progenitori di Davide, il grande re d'Israele. Per questo, Rut ha un posto anche tra gli antenati di Gesù (Mt 1,5). La narrazione si articola nel modo seguente:
Elimèlec e Noemi nel paese di Moab (1,1-5)
Noemi e Rut tornano a Betlemme (1,6-22)
Rut, la spigolatrice, nei campi di Booz (2,1-23)
Rut e Booz: l'incontro decisivo (3,1-18)
Il riscatto e le nozze (4,1-22).

Le caratteristiche
Il libro di Rut rappresenta un gioiello dell'arte narrativa biblica: per la freschezza e insieme la complessità dell'intreccio, reso particolarmente vivace dai numerosi dialoghi, che occupano più della metà del libro, per l'uso sapiente delle tecniche stilistiche ebraiche, con il ricorso a parallelismi, assonanze, giochi di parole, e soprattutto per l'abilità del narratore nel delineare, in un misto di pathos e ironia, il profilo dei personaggi, la cui profonda umanità e dignità non cancella elementi di sottile ambiguità. Oltre agli aspetti letterari, sono degni di rilievo soprattutto gli insegnamenti contenuti nel libro. Il motivo di fondo che attraversa il racconto è quello della fedeltà, fondata sui vincoli dell'alleanza.. Il rispetto dei genitori, l'amore e la delicatezza nei rapporti familiari, la pietà verso i poveri, l'apertura verso lo straniero sono tratti inconfondibili e avvincenti del tessuto narrativo.

L'origine
Il fatto che nelle Scritture ebraiche il libro di Rut appaia tra i cinque "Rotoli" (comprendenti nell'ordine Rt, Ct, Qo, Lam e Est) adoperati nella liturgia delle grandi feste giudaiche, suggerisce per la composizione un periodo piuttosto tardo della storia di Israele. Nella spirito del Secondo Isaia e in linea con l'universalismo del libro di Giona, l'autore sembra aver scritto anche per protestare contro un certo nazionalismo troppo rigido, criticando probabilmente le misure troppo severe adottate dopo l'esilio a proposito dei matrimoni con donne straniere (vedi Esd 9-10; Ne 13,23-27). La redazione definitiva è da collocare con ogni probabilità nel periodo post-esilico, intorno al V sec. a.C. La collocazione del libro di Rut dopo quello dei Giudici e prima di Samuele non appartiene alla tradizione ebraica, ma a quella greca (LXX) e latina.


Capitolo 1            


1
ELIMÈLEC E NOEMI NEL PAESE DI MOAB (1,1-5)
1,1-5 Nei nomi, dall’evidente valore simbolico, si compendia il dramma della famiglia: a parte Elimèlec, che significa “il mio Dio è re”, tutti gli altri sono funzionali al ruolo dei personaggi, come dimostra il mutamento di Noemi (“mia dolcezza”) in Mara (“amarezza”: 1,20). Maclon e Chilion vogliono dire rispettivamente “malattia” e “consunzione”; Orpa è “colei che volta le spalle”, mentre Rut può significare sia “compagna” sia “riconfortata”; Booz (2,1) e Obed (4,21)infine, significano l’uno “fermezza” e l’altro “servo (del Signore)”.
1,1 I campi di Moab sono il fertile altopiano al di là del Mar Morto, compreso tra Ammon al nord e Edom al sud; il popolo che vi abitava non intrattenne mai rapporti amichevoli con Israele.
Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab. 2
1,2 Efratei, di Betlemme: cioè appartenenti al clan giudeo di Èfrata, che si era insediato nella regione di Betlemme (1Sam 17,12); da qui l’associazione tra i due nomi, attestata anche nella profezia messianica di Mi 5,1, ripresa da Mt 2,5-6.
Quest'uomo si chiamava Elimèlec, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei, di Betlemme di Giuda. Giunti nei campi di Moab, vi si stabilirono.
3Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. 4Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. 5Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito.
6
NOEMI E RUT TORNANO A BETLEMME (1,6-22)
1,6-14 Il realismo di Noemi
Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. 7Partì dunque con le due nuore da quel luogo ove risiedeva e si misero in cammino per tornare nel paese di Giuda. 8Noemi disse alle due nuore: "Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! 9Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare tranquillità in casa di un marito". E le baciò. Ma quelle scoppiarono a piangere 10e le dissero: "No, torneremo con te al tuo popolo". 11
1,11 Ho forse ancora in grembo figli … mariti?: allusione alla pratica del levirato (da levir, in latino “cognato”). Secondo questa legge (Dt 25,5-6), la vedova del marito morto senza figli doveva andare sposa al parente più prossimo del defunto, in primo luogo al fratello, allo scopo di perpetuare la discendenza e assicurare la stabilità del patrimonio familiare.
Noemi insistette: "Tornate indietro, figlie mie! Perché dovreste venire con me? Ho forse ancora in grembo figli che potrebbero diventare vostri mariti? 12Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi. Se anche pensassi di avere una speranza, prendessi marito questa notte e generassi pure dei figli, 13vorreste voi aspettare che crescano e rinuncereste per questo a maritarvi? No, figlie mie; io sono molto più amareggiata di voi, poiché la mano del Signore è rivolta contro di me". 14Di nuovo esse scoppiarono a piangere. Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei.
15
1,15-17 Rut rifiuta di separarsi dalla suocera
Noemi le disse: "Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata". 16Ma Rut replicò: "Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. 17Dove morirai tu, morirò anch'io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te".
18
1,18-22 Arrivo a Betlemme
Vedendo che era davvero decisa ad andare con lei, Noemi non insistette più. 19Esse continuarono il viaggio, finché giunsero a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu in subbuglio per loro, e le donne dicevano: "Ma questa è Noemi!". 20Ella replicava: "Non chiamatemi Noemi, chiamatemi Mara, perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata! 21Piena me n'ero andata, ma il Signore mi fa tornare vuota. Perché allora chiamarmi Noemi, se il Signore si è dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?". 22Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo.



Note Capitolo 1.
ELIMÈLEC E NOEMI NEL PAESE DI MOAB (1,1-5)
1,1-5 Nei nomi, dall’evidente valore simbolico, si compendia il dramma della famiglia: a parte Elimèlec, che significa “il mio Dio è re”, tutti gli altri sono funzionali al ruolo dei personaggi, come dimostra il mutamento di Noemi (“mia dolcezza”) in Mara (“amarezza”: 1,20). Maclon e Chilion vogliono dire rispettivamente “malattia” e “consunzione”; Orpa è “colei che volta le spalle”, mentre Rut può significare sia “compagna” sia “riconfortata”; Booz (2,1) e Obed (4,21)infine, significano l’uno “fermezza” e l’altro “servo (del Signore)”.
1,1 I campi di Moab sono il fertile altopiano al di là del Mar Morto, compreso tra Ammon al nord e Edom al sud; il popolo che vi abitava non intrattenne mai rapporti amichevoli con Israele.
1,2 Efratei, di Betlemme: cioè appartenenti al clan giudeo di Èfrata, che si era insediato nella regione di Betlemme (1Sam 17,12); da qui l’associazione tra i due nomi, attestata anche nella profezia messianica di Mi 5,1, ripresa da Mt 2,5-6.
NOEMI E RUT TORNANO A BETLEMME (1,6-22)
1,6-14 Il realismo di Noemi
1,11 Ho forse ancora in grembo figli … mariti?: allusione alla pratica del levirato (da levir, in latino “cognato”). Secondo questa legge (Dt 25,5-6), la vedova del marito morto senza figli doveva andare sposa al parente più prossimo del defunto, in primo luogo al fratello, allo scopo di perpetuare la discendenza e assicurare la stabilità del patrimonio familiare.
1,15-17 Rut rifiuta di separarsi dalla suocera
1,18-22 Arrivo a Betlemme
successivo >>    
A A