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Gioele
Nulla si sa di questo profeta, che visse probabilmente dopo l’esilio di Babilonia e compose il suo scritto verso la metà del IV sec. a.C. Una disastrosa invasione di cavallette, flagello classico delle terre d’Oriente, offre al profeta lo spunto per invitare sacerdoti e popolo a una liturgia di penitenza, per ottenere la fine del disastro (cc. 1-2). La seconda parte del libro è una grandiosa descrizione del “giorno del Signore”, cioè del suo supremo intervento nella storia, accompagnato da una straordinaria ed universale effusione del suo spirito: seguirà il giudizio divino sulle genti e l’alba di un nuovo mondo. L’avveramento del vaticinio di Gioele con l’avvento dello Spirito Santo nella prima Pentecoste cristiana e l’afflato penitenziale che anima la prima parte del libro rendono le sue pagine particolarmente care ai cristiani.

Capitolo 1            L'invasione delle cavallette
1 Parola del Signore, rivolta a Gioele figlio di Petuèl. 2 Udite questo, anziani, porgete l`orecchio, voi tutti abitanti della regione. Accadde mai cosa simile ai giorni vostri o ai giorni dei vostri padri? 3 Raccontatelo ai vostri figli e i figli vostri ai loro figli e i loro figli alla generazione seguente. 4
- 4. Una catastrofica invasione di cavallette è riconosciuta dal profeta come un intervento punitivo di Dio.
L`avanzo della cavalletta l`ha divorato la locusta, l`avanzo della locusta l`ha divorato il bruco, l`avanzo del bruco l`ha divorato il grillo. 5 Svegliatevi, ubriachi, e piangete, voi tutti che bevete vino, urlate per il vino nuovo che vi è tolto di bocca. 6
6. La nazione potente, cioè le cavallette.
Poiché è venuta contro il mio paese una nazione potente, senza numero, che ha denti di leone, mascelle di leonessa. 7 Ha fatto delle mie viti una desolazione e tronconi delle piante di fico; li ha tutti scortecciati e abbandonati, i loro rami appaiono bianchi. 8
8. La comunità d’Israele spesso è rappresentata da una vergine.
Piangi, come una vergine che si è cinta di sacco per il fidanzato della sua giovinezza. 9 Sono scomparse offerta e libazione dalla casa del Signore; fanno lutto i sacerdoti, ministri del Signore. 10 Devastata è la campagna, piange la terra, perchè il grano è devastato, è venuto a mancare il vino nuovo, è esaurito il succo dell`olivo. 11 Affliggetevi, contadini, alzate lamenti, vignaiuoli, per il grano e per l`orzo, perchè il raccolto dei campi è perduto. 12 La vite è seccata, il fico inaridito, il melograno, la palma, il melo, tutti gli alberi dei campi sono secchi, è inaridita la gioia tra i figli dell`uomo.
Invito al digiuno 13 Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell`altare, venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, poichè priva d`offerta e libazione è la casa del vostro Dio. 14 Proclamate un digiuno, convocate un`assemblea, adunate gli anziani e tutti gli abitanti della regione nella casa del Signore vostro Dio, e gridate al Signore: 15
15. Il giorno del Signore è espressione classica per indicare Dio che interviene a giudicare, perciò a volte indica il giudizio finale.
Ahimè, quel giorno! È infatti vicino il giorno del Signore e viene come uno sterminio dall`Onnipotente. 16 Non è forse scomparso il cibo davanti ai nostri occhi e la letizia e la gioia dalla casa del nostro Dio? 17 Sono marciti i semi sotto le loro zolle, i granai sono vuoti, distrutti i magazzini, perchè è venuto a mancare il grano. 18 Come geme il bestiame! Vanno errando le mandrie dei buoi, perchè non hanno più pascoli; anche i greggi di pecore vanno in rovina. 19 A te, Signore, io grido perchè il fuoco ha divorato i pascoli della steppa e la vampa ha bruciato tutti gli alberi della campagna. 20 Anche le bestie della terra sospirano a te, perchè sono secchi i corsi d`acqua e il fuoco ha divorato i pascoli della steppa.

Note Capitolo 1.
- 4. Una catastrofica invasione di cavallette è riconosciuta dal profeta come un intervento punitivo di Dio.
6. La nazione potente, cioè le cavallette.
8. La comunità d’Israele spesso è rappresentata da una vergine.
15. Il giorno del Signore è espressione classica per indicare Dio che interviene a giudicare, perciò a volte indica il giudizio finale.
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