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Lettera agli Efesini
I contenuti
Paolo si presenta in questa lettera come il prigioniero di Cristo (3,1). Lo stesso accade nelle lettere ai Filippesi, ai Colossesi e nel biglietto a Filèmone: sono le cosiddette "lettere della prigionia" che, tradizionalmente, si fanno risalire alla prima carcerazione dell'apostolo subita a Roma negli anni 61-63. La lettera agli Efesini può essere divisa in due parti. La prima (1,3-3,21) delinea il misterioso disegno di Dio, che ha avuto inizio prima della creazione del mondo, e che porta gli uomini alla salvezza in Cristo: un disegno che coinvolge cielo e terra, e dove Giudei e pagani trovano pace e unità, per formare un solo popolo, quel corpo di cui Cristo è il capo, quell'edificio di cui egli è la pietra d'angolo. La seconda parte (4,1-6,20) è un invito insistente ai destinatari perché rendano testimonianza della loro fede, soprattutto nei rapporti familiari e sociali. Lo schema della lettera è il seguente:
Saluto e augurio (1,1-2)
Salvàti in Cristo (1,3-3,21)
Vita cristiana (4,1-6,20)
Conclusione e augurio (6,21-24).

Le caratteristiche
La lettera è priva di riferimenti alla persona dell'apostolo e alla situazione della comunità. Ha un andamento solenne, a volte innico (1,3-14), e una prospettiva più ampia del solito, che si allarga alle dimensioni dell'universo. Essa approfondisce, in un'ampia sintesi dottrinale, il mistero di Cristo e della Chiesa.

L'origine
La lettera agli Efesini è di ambiente paolino, ma la sua origine è oggetto di discussione. Lo stile di Efesini è alquanto nuovo rispetto a quello delle grandi lettere (Rm; 1-2 Cor; Gal); inoltre è singolarmente vicina alla lettera ai Colossesi, tanto che vi si riscontrano numerosi passi paralleli. Alcuni studiosi attribuiscono questa lettera non direttamente a Paolo, ma a un suo discepolo, che ne avrebbe sviluppato il messaggio in un'età successiva alla morte dell'apostolo, negli anni 80. Sembra tuttavia più fondato considerare la lettera agli Efesini come uno scritto di Paolo, che avrebbe dato, però, ampia libertà nella stesura a un suo discepolo o segretario il quale ha sviluppato idee già espresse in Colossesi. Probabilmente le due lettere sono state composte a breve distanza di tempo l'una dall'altra, negli anni della prigionia romana tra il 61 e il 63. Paolo aveva trascorso circa tre anni a Èfeso (At 19,8-10; 20,31). Grazie all'opera dei suoi collaboratori, il Vangelo era stato annunziato anche in altre città (At 19,10; 1Cor 16,8-9). Si pensa che, all'origine, la lettera sia stata inviata non a una sola Chiesa ma a un gruppo di Chiese dell'Asia Minore e che, nella tradizione successiva, vi sia rimasto il nome di quella di Èfeso. Ciò sarebbe confermato dal fatto che in molti manoscritti questo nome non compare. Comunque si tratta di un ambiente formato in prevalenza da cristiani non provenienti dal giudaismo e la cui fede era poco matura, ancora influenzata da una mentalità pagana (4,17-5,20).




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